Etimologia del Nome

Etimologia del Nome

TRES MOLES

La prima interpretazione viene fornita dall’Arcidiacono Tommaso da Termoli, il quale vissuto nel 1400 fu consacrato Vescovo di Guardialfiera dal Papa Innocenzo. Questi, oltre che uomo di chiesa si affermò esimio scrittore di epigrammi latini. Tra le sue produzioni poetiche si legge il seguente epigramma: “Sunt qui tres moles, sunt qui urbi balnea parva Tres moles formant urbem, Termaeque decorant Parvae, quod mavis tu tibi lector Labe. Litterulas variat variata in nomine origo Datque metrum varium, dat numerumque simul”.

Dai versi risulta evidente l’opinione del prelato poeta il quale derivava la denominazione Termoli sia dalla supposta esistenza, presso la città, di piccole terme sia dalla presenza in essa di tre Torri.

INTERAMNIA

II Romanelli vorrebbe far derivare la parola “Termoli” dalla corruzione del termine Interamnia e scrive: “Chi non vede che Termoli é corruzione d’Interamnia? Da quell’inter è derivato Ter, al quale si è aggiunto il resto a capriccio nella decadenza della lingua latina dominante”, affermazione con la quale si trovano spesso opinioni contrastanti, per via delle leggi della fonetica.

TERMULANA CIVITAS

L’Ughelli, nella storia dei Vescovi della diocesi afferma che la Termulana Civitas è così chiamata perché “quasi terminus Apuliae dicta, in regione Frentanorum, hodie in Provincia Capitanata ad mare posita est”.

In realtà Termoli non ha mai segnato i confini della Puglia Daunia che dai geografi antichi e moderni sono riconosciuti nel fiume Frontone, oggi denominato Fortore che dista da Termoli quasi 28 chilometri.

Mons. Giannelli nelle sue “Memorie” annota al riguardo: “Questa città non è sempre servita di confine tra la Puglia Daunia e li Frentani o fra Capitanata e gli Abruzzi. La Puglia Daunia a sentimento di tutti i Geografi verso queste contrade non estendeva i suoi confini più oltre del fiume Frontone oggi Fortore dilatati fino al fiume Biferno nella divisione dell’Italia formata in regioni per ordine dell’imperatore Cesare Augusto e si osserva lo stesso nella divisione in Province formata per ordine dell’Imperatore Adriano. Dopo il X secolo gli imperatori d’Oriente per custodire e governare questa parte della Puglia tolta alli Principi di Benevento e all’alto dominio degli Occidentali Imperatori, costituirono nella ben munita piazza di Bari, Uffiziale che per la sua indefinita giurisdizione Catapano era chiamato: quale Ministro, nome simile al suo diede alla Provincia, che Catapanata o Capitanata fu detta, come adesso ancora si chiama. I confini allora della medesima furono gli stessi, anzi più ristretti della Daunia verso Occidente; talché delle città marittime comprendeva solo Siponte e di popoli di questa contrada rimasero soggetti ai Principi Longobardi sinoacché non furono dai valorosi Normanni soggiogati. Quindi è che se questa città non era stata confine nella Daunia, ma quasi centro nei Frentani, non era stata designata per termine nelle divisioni di Augusto e di Adriano, non era stata confine nello Stato dei Principi Longobardi, ma capo di illustre contado e finalmente non era confine della Capitanata ma confine solo é divenuta dopo il sec. XIII in cui incomincia la divisione di questo Regno in province, non si può ammettere l’etimologia dell’Ughelli senza supporre che prima del suddetto sec. XIII avesse avuto altro nome. II che non essendo vero, mentre questa città Termoli era detta nei secoli molto antecedenti, fa uopo che per altra cagione ebbe tal nome.”

Lorenzo Pignorio riprendendo la ipotesi dell’Arcidiacono Tommaso, fa derivare il nome della nostra città da Termulae, piccole Terme che dovevano trovarsi nei pressi della stessa città. L’autore nella sua nota storica parlando del terremoto del 30 luglio 1625 che funestò gravemente la regione frentana, asserisce che nel territorio di Termoli sgorgarono in gran quantità… “le vene e le scaturigini delle acque calde e delle terme la di cui gran copia si deduce dal nome stesso di Thermularum, oggi Termoli dato a questa città”.

L’epigramma è riportato nei primi due versi anche dal nostro Arciprete Francesco Paolo Menna in una nota della Dissertazione circa il ritrovamento delle Reliquie di S. Basso Martire, Vescovo di Nizza e Patrono della nostra città…: dissertazione scritta e presentata a Roma preso l’Accademia degl’Immaturi nel 4 agosto del 1767.

TERMON

II Mons. Tommaso Giannelli Vescovo di Termoli dal 1753 al 1768, nel suo già ricordato manoscritto avanza un’opinione che afferma di desumere da antiche memorie di cui si ignora l’origine e scrive: “Si narra che Diomede, re di Eolia, dopo Achille e Aiace il più valoroso fra li greci eroi, che furono all’assedio di Troia, seguita di quella città la fatale rovina, non volle ritornare alle patrie contrade, ma verso l’Italia dirizzò il cammino. Si fermò nelle Isole alle quali diede il suo nome e di Tremiti oggi son dette. Di li passò al Gargano monte che egli riuscì di conquistare e poi, per ristorarsi sulle passate sciagure, fondò colla sua gente città che oggi a piena bocca per pregio di antichità il vantano Fondatore. Se le città più lontane, come Benevento, si lusingano di origine gloriosa cotanto antica, perché lo stesso di questa a quel monte più vicina e nella rada dello stesso Adriatico mare non é lecito asserire?”. Servio che scrisse aver Diomede fondate alcune città non esclude la fondazione delle altre, mentre dice che “Diomedes…edomita omni montis Gargani moltitudine, in eodem tractu civitates multas condidit”.

E se non esclude la fondazione delle altre città, anzi asserisce che nella regione del monte suddetto ne edificò molte, è molto verosimile aver fondato questa che si chiama Termon in greco, poi Termoli nell’italiana lingua, quale termine delle città… marittime, essendo le altre nell’interno.

L’opinione del venerato Mons. Giannelli, benché da lui definita “congettura” ha dei fondamenti storici. Vi sono, infatti, solide tradizioni che fanno derivare diverse città del litorale adriatico come città fondate da colonie elleniche.

TERMOLANTES

Ultima in ordine cronologico si presenta la tesi di Mons. Gennaro De Rubertis, anch’egli Vescovo di Termoli dal 1827 al 1845. Nei cenni storici stesi per richiesta dell’Abate Vincenzo D’Avino intorno alla Diocesi di Termoli e pubblicati a Napoli nel 1848 scrive: “Noi facciamo derivare Termoli da Termolantes, parola abbastanza nota nei lessici della mezza età, che denotava terre appartenenti alla chiesa, libere ed immuni dalla podestà secolare. Infatti, si ha nella storia, che i primi tenutari di Termoli furono i Monaci di Montecassino. E Leone Ostiense, che per primo faceva uso di tale vocabolo, era monaco cassinese, e scriveva la storia di Montecassino”.

Non si può affatto negare l’appartenenza di Termoli, in un periodo storico, all’abbazia di Montecassino prima per concessione dei Principi di Benevento e poi per conferma dell’imperatore Arrigo II con decreto dell’anno 1014.

Ora pur riconoscendo la storicità del dominio di Montecassino su Termoli non si avverte la ragione perché terre appartenenti alle chiese, libere ed immuni dalla podestà secolare dovessero chiamarsi Termolantes da cui sarebbe derivato il nome di Termoli. In simili condizioni venivano a trovarsi indubbiamente altri territori per i quali avremmo dovuto riscontrare la medesima denominazione: e ciò non risulta. Inoltre giova ancora osservare che pur volendo riconoscere storica la tesi di Mons. De Rubertis, sorge la questione del come venisse chiamata la città prima del dominio cassinese e in tal caso come verrebbe a spiegarsi il totale silenzio al riguardo.

Pertanto anche quest’ ultima ipotesi lascia insoluta la questione.

LE TERME

L’Abate Domenico Romanelli, nativo di Fossacesia e che durante la sua lunga vita dal 1736 al 1819 fu instancabile ricercatore di patrie memorie, nella sua opera “Scoverte frentane” scrive: “In tutto l’agro di Termoli è prodigioso il numero di sorgive mediche termali, degli antichi acquedotti che vi sono stati scoverti e dei sotteranei cunicoli”. Da queste terme si vuolderivare il nome di Termoli, escluso quello di Interamnia che dalla vicinanza e dal concorso dei fiumi scorrenti intorno Fortore, Asinarca e Tiferno aveva sortito. II sacerdote Prof. Luigi Ragni, nostro concittadino nel suo studio sulla origine di Termoli scrive al riguardo di sorgenti termali: “A poca distanza dall’abitato di Termoli, a cinquecento metri o giù di lì con leggero pendio verso il mare si estende la incantevole spiaggia di Rio Vivo, detta così dal nome di un ruscelletto che ivi scorre senza interruzione. Sotto il letto arenoso di esso, e sotto un ponte, ivi costruito per la ferrovia, si trovano nascoste delle piccole terme (thermulae); e a pochi passi, lungo il lido un pavimento di mattonelle ben connesse. Quando il ruscelletto in piena e il mare in tempesta portano via l’arena, restano scoperte a fior di terra e si possono ammirare. Parecchi anni dietro le ho viste io, e, per quanto la memoria mi sarà fedele, cercherò di descriverle. Come si sa, le celle da bagni presso gli antichi venivano aggruppate a maggiore o minore distanza dalla fornace. Esse prendevano il nome dal diverso grado di calore, chiamandosi tepidarium la camera da traspirare mediante riscaldamento dell’aria; caldarium la cella dei bagni d’acqua calda; frigidarium la camera dei bagni freddi. Bacini o tinozze (solium, alveus) sorgevano nel mezzo dei caldari e dei frigidari. Di questo genere appunto sono quelle che si osservano a Termoli. Costruite di mattonelle con abbondante e tenacissima malta, hanno potuto resistere alle piene del torrentello e alle furie del mare in burrasca” (pag. 24-25).

Pur facendo fede a quanto il Romanelli ha scritto circa la presenza di sorgive mediche termali nell’agro della nostra città, oggi non rimangono tracce scoperte di sorgenti termali, mentre continua a scorrere il ruscello Rio Vivo.

Pagina aggiornata il 29/08/2024

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