Tutto cominciò nelle primissime ore del 3 ottobre 1943, alle 2.15, quando da una nave di appoggio ancorata a circa trecento metri dalla costa vennero calate in mare decine e decine di mezzi anfibi dai quali sbarcarono sulla marina di Sant’Antonio un migliaio di fanti di mare che facevano parte delle Brigate Speciali dell’8 Armata britannica comandata dal generale Law Bernard Montgomery.
Le operazioni di sbarco avvennero regolarmente e i giovani del 40 comando risalirono attraverso impervi declivi verso alcuni punti strategici: la linea ferroviaria e la stazione, gli incroci della Statale 16 a nord e a sud del paese avendo come obiettivi l’Albergo Corona, sede del Comando tedesco, e l’Edificio Principe di Piemonte, dove alloggiava la truppa.
foto d’epoca esercito tedesco
La presa di Termoli era parte integrante di un più vasto piano d’azione angloamericano: non dare tregua ai tedeschi infrangendo la Linea Viktor PAR Biferno – Volturno predisposta dal Feld-maresciallo Kesselring.
Il Comando tedesco consapevole della pressione alleata che veniva da sud e della inadeguatezza delle proprie forze sul versante Biferno – Fortore aveva provveduto a rinforzare lo schieramento di terra e per ritardare l’attacco su Termoli il 15 settembre aveva fatto saltare il ponte sul Biferno e il 2 ottobre con cariche di esplosivo danneggiato in più punti il molo del porticciolo. I tedeschi si aspettavano l’attacco, ma vennero ugualmente colti di sorpresa Nonostante il coprifuoco imposto fin da agosto e l’osservatore installato sul campanile della Cattedrale, l’attacco fu improvviso, rapido ed efficace. I graduati alloggiati nell’attuale hotel Corona reagirono furiosamente e più che arrendersi preferirono battersi: nello scontro persero la vita un maresciallo tedesco, un ufficiale inglese e una cameriera mentre il comandante venne catturato in camicia da notte.
Lo stesso fecero i soldati di stanza nella scuola elementare e la battaglia dilagò per le vie adiacenti e nella zona che dall’Albergo digradava verso il colle di Santa Lucia.
Con il passare delle ore i combattimenti persero gradualmente di intensità per cessare del tutto intorno alle ore 20. Il bilancio fu pesante, costò la vita a molti tedeschi, altri feriti, una settantina catturati, altri tentarono la fuga verso San Giacomo degli Schiavoni con l’intento di fuggire a Guglionesi dove il comandante Steiner, aveva predisposto una postazione di sbarramento che gli inglesi non riuscirono ad eliminare.
Malgrado tutto, verso le 8 del giorno seguente, il dì 4 ottobre, i cannoneggiamenti tedeschi ricominciarono e investirono tutto il centro abitato con pesanti conseguenze per la popolazione civile. I bombardamenti misero a dura prova il morale della popolazione, le vie della città e soprattutto Via Oliviero, Largo Castello,Via Fratelli Brigida, Largo Crocetta PAR incrocio tra corso Fratelli Brigida e Corso Umberto I, erano ricoperte da cumoli di macerie e arrossate anche del sangue dei civili.
foto d’epoca resistenza
La resistenza tedesca si rilevò più dura del previsto perché sostenuta poi dai rinforzi dalla Campania. Si arrivò a combattere nelle zone circostanti il centro, come Ponte Tamburro, Casa la Croce, e Difesa Grande, dove l’offensiva tedesca prevalse sulla resistenza tedesca ma costò ad entrambi gli schieramenti centinaia di morti e la messa fuori uso di numerosi mezzi blindati. Si arrivò quindi al 10 ottobre, quando i termolesi poterono non sentire più l’incubo degli allarmi, delle esplosioni e della morte. Tuttavia l’evento incise sulla memoria dei termolesi, il ricordo dei tedeschi sempre armati, del coprifuoco e della battaglia con i suoi morti anche tra civili.
Dopo la fine di quei terribili giorni, la città fu amministrata da Town Mayor che ebbe sempre un atteggiamento positivo e democratico con i cittadini, tanto che dopo il 10 ottobre, finalmente si iniziò a pensare ad una vita tranquilla.
Pagina aggiornata il 29/08/2024